Forti tensioni in Medio Oriente con attacchi di Usa e Arabia Saudita all’Iran e in generale a milizie filo-iraniane, anche in Iraq.
Il Medio Oriente continua a vivere una fase di forte instabilità e il fronte della crisi sembra estendersi ben oltre l’Iran. A far crescere la tensione sono i raid condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro obiettivi riconducibili alle milizie filo-iraniane presenti in Iraq, un’operazione che rischia di alimentare ulteriormente il clima di scontro nella regione.

Guerra in Iran: alta tensione dopo gli ultimi raid
L’intervento arriva in un momento particolarmente delicato dal punto di vista diplomatico. Soltanto quindici giorni fa il nuovo primo ministro iracheno, Ali al-Zaidi, aveva compiuto una visita ufficiale alla Casa Bianca, mentre appena sei giorni prima si era recato a Teheran per la sua prima missione istituzionale nella capitale iraniana. Una doppia tappa che evidenzia il difficile equilibrio che Baghdad è chiamata a mantenere tra Washington e l’Iran.
Le operazioni militari sono state lanciate poche ore dopo il colloquio nello Studio Ovale tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un contesto caratterizzato da intensi contatti diplomatici e negoziati riservati.
Da tempo gli Stati Uniti esercitano pressioni sul governo iracheno affinché intervenga per ridurre il peso delle milizie sostenute da Teheran. Washington continua infatti a chiedere a Baghdad un impegno concreto per il disarmo delle forze armate filo-iraniane che operano nel Paese.
I dettagli sui nuovi raid
Secondo quanto riferito dalle Forze di mobilitazione popolare, che raggruppano in gran parte queste fazioni armate, i bombardamenti hanno colpito alcune loro postazioni in Iraq provocando la morte di 20 combattenti. Il bilancio comprende inoltre oltre 30 feriti.
Gli attacchi assumono quindi un significato che va oltre l’aspetto strettamente militare. Da una parte rischiano di innescare un’ulteriore escalation del conflitto nell’area, dall’altra segnano il primo coinvolgimento diretto dell’Arabia Saudita con un ruolo operativo nelle operazioni, introducendo un nuovo elemento destinato a influenzare gli equilibri dell’intero Medio Oriente.